Al fuoco! Al fuoco!

Una normativa da rivedere. O almeno da leggere fino in fondo.

   

Il legno brucia. È un dato di fatto.

Non è, però, una diagnosi.

   

Tra brucia e si comporta male in caso d’incendio c’è di mezzo un mare di pregiudizi. Che non è proprio un dettaglio.

Mi viene in mente Fire Squad – Incubo di fuoco, uno di quei filmacci che si finiscono di guardare per inerzia durante certe nottate insonni. A un certo punto il capo della squadra spiega alle reclute come vede un bosco un vigile del fuoco:

«Voi vedete un bellissimo panorama. Io vedo combustibile.»

Tombale. Ha ragione. Il suo mestiere è vedere il combustibile prima che diventi un incendio.

Invece, il mestiere di chi progetta è fare un passo in più: capire come brucia, con quale velocità, quanto calore lascia passare e per quanto tempo la costruzione continua a svolgere la propria funzione.

   

Poi c’è questa foto. Una fotaccia da WhatsApp, con l’orizzonte storto, la luce sbagliata e nessun color grading. È perfetta così. Se fosse fatta bene sembrerebbe una pubblicità. 

Metà della copertura, isolata con materiale sintetico, è bruciata che è una meraviglia. L’altra metà, coibentata con fibra di legno, è rimasta sostanzialmente integra. Una foto non è una prova di laboratorio: mancano stratigrafia completa, punto d’innesco e tempi di esposizione. Basta però a incrinare un automatismo molto diffuso: combustibile non significa necessariamente peggiore comportamento della costruzione. Se l’equazione fosse così semplice, questa copertura non dovrebbe avere questo aspetto.

Il legno brucia. Con una certa calma e compostezza.

Quando è esposto al fuoco, il legno carbonizza dalla superficie. Lo strato carbonizzato conduce poco il calore e protegge temporaneamente la parte interna, ancora sana. Il processo è abbastanza prevedibile da entrare nei calcoli: per molte conifere e per il legno lamellare si assumono velocità dell’ordine di 0,65–0,70 millimetri al minuto. Dopo un’ora, indicativamente, circa quattro centimetri per ciascun lato esposto.

Troppo comodo: una sezione resistente che si riduce in modo calcolabile. Il progettista dimensiona ciò che deve rimanere. L’acciaio non brucia, ma quando si scalda perde rapidamente resistenza; collassa. Il calcestruzzo non brucia, ma può fessurarsi ed espellere porzioni superficiali. Il legno brucia, ma lo strato carbonizzato protegge temporaneamente la parte interna.

A1, A2, B, C, D, E... l’alfabeto non basta.

Qui conviene essere pignoli. Quando c’è di mezzo il fuoco, la pignoleria ha una sua ragion d'essere. La reazione al fuoco descrive quanto un prodotto contribuisce allo sviluppo iniziale dell’incendio: è il terreno delle Euroclassi A1, A2, B, C, D, E ed F. La resistenza al fuoco dice invece per quanto tempo un elemento conserva portanza, tenuta e isolamento: R, E e I.

Una classe A1 o A2 è migliore di una classe E dal punto di vista della reazione al fuoco. Punto. Ma da questo non discende che una copertura o una parete contenente un prodotto A1 abbia automaticamente una resistenza al fuoco superiore a quella di una costruzione con un isolante combustibile. Sono domande diverse. La normativa italiana lo sa; pratica quotidiana, capitolati e comunicazione commerciale tendono a dimenticarlo.
   

A1 = buono.
E = cattivo.

Fine dell’analisi.

   

Comodo, certamente. Esaustivo, per niente.

L’incendio coinvolge la costruzione, non il campione testato.

Il progetto di ricerca tedesco Mehr als nur Dämmung (Oltre al mero isolamento), coordinato dal Fraunhofer WKI, ha rilevato che, nelle configurazioni esaminate, gli isolanti da materie prime rinnovabili bruciavano più lentamente dei pannelli rigidi di origine petrolchimica, con meno fumo e senza gocciolamento ardente. Il loro comportamento risultava più prevedibile soprattutto nelle prime fasi dell’incendio.

Questo non significa che la fibra di legno sia ignifuga. Non lo è. Può continuare a bruciare lentamente senza fiamma all’interno della stratigrafia. È un rischio reale: nel 2024 l’associazione tedesca dei vigili del fuoco ha pubblicato indicazioni operative specifiche. Anche uno studio del 2025 chiede che questo fenomeno sia valutato meglio nelle prove. Questa è la parte che un dépliant pubblicitario nasconderebbe. Ed è la parte che rende credibile tutto il resto.

La fibra di legno non è incombustibile. Ma capacità termica, permanenza in posizione e carbonizzazione progressiva possono proteggere efficacemente la costruzione. La prestazione va verificata sulla stratigrafia esatta, non trasferita per simpatia da un prodotto all’altro. Anche la Commissione europea ha riconosciuto la necessità di prove armonizzate in scala reale sulle facciate. Il percorso normativo è ancora in corso; una specifica richiesta di standardizzazione è prevista per il 2027. Tradotto: anche il legislatore si è accorto che un campione non è un edificio. Con molta calma e compostezza, ma ci è arrivato.

Il combustibile più diffuso è il pregiudizio.

In questo momento, da qualche parte, qualche cialtrone sta scrivendo esattamente il contrario. Lo percepisco. La competenza è facoltativa. La connessione internet, purtroppo, no. Per scrivere «il legno brucia, quindi non è sicuro» bastano dieci secondi. Per contestare l'affermazione servono pagine. Per controllare una prova, settimane. Roba che nemmeno Sisifo!

E non è detto che serva. Chi non è arrivato a una conclusione attraverso un ragionamento difficilmente ne uscirà grazie a un ragionamento. È l'assioma dell'idiozia collettiva. La disinformazione non deve convincere. Le basta sfinire. Quando tutto contraddice tutto, torniamo al pregiudizio più comodo: minerale = incombustibile = sicuro; legno = combustibile = pericoloso.

   

Tre parole. Zero fisica tecnica.

   

Puoi guardare questa breve prova dimostrativa realizzata presso la Feuerwehr Bochum o questoquesto test realizzati da produttori di case in legno in Germania. Non è un test normativo e non dimostra il comportamento di qualsiasi prodotto o stratigrafia. Ma qualche domanda la fa nascere. Soprattutto per come sono "permeabili" al fuoco anche i pannelli in classe A.

   

Il legno brucia. La domanda utile non è soltanto se un materiale sia combustibile. La domanda è come si comporti l’intera costruzione e per quanto tempo protegga struttura e occupanti. Se una norma si ferma alla prima domanda, va aggiornata. Se ci fermiamo noi alla prima domanda, è tempo per un aggiornamento.

  

  

Per approfondire:


   

 

Grazie a Angelo Visconti per la condivisione della foto :)
   
   

 

arch. Matteo Bignozzi