Il permesso di cercare un'alternativa

Macrolibrarsi Fest 2026 | Liberi di star bene

   

Ci sono luoghi nei quali entro in punta di piedi. Non per buona educazione: per diffidenza.

   

Occupandomi da anni di bioedilizia, spinto da una forte sensibilità ambientale e sociale, ho visto tante manifestazioni ambivalenti. Da una parte ci si sente a casa. Dall’altra si teme di finire nel ghetto degli alternativi: parola abbastanza elastica da contenere insieme pionieri e venditori di fumo, ricerca seria e pozioni miracolose.

   
Al Macrolibrarsi Fest, Naturalia-Bau insieme a Holzius e Spring Color, ha contribuito realizzazione dello stand costruito da quattro protagonisti della bioedilizia: Emanuele Goio, antropologo e nostro consulente edile; Marco Cesari, carpentiere specializzato in costruzioni in legno; Giovanni Del Medico, posatore di intonaci e finiture naturali in argilla e calce; Claudio Carloni, responsabile commerciale e tecnico di Spring Color.

   

Un gruppo piuttosto eterogeneo. Ed è proprio qui il bello. Il problema, del resto, non è essere alternativi. È fermarsi all’etichetta. La società contemporanea tollera benissimo la diversità, purché sia disponibile in dodici colori, tre processori nuovi di zecca e pagamento rateale. Ci vende la stessa sbobba in mille gusti diversi, lasciandoci l’illusione di aver espresso la nostra unicità. Un piccolo contentino per l’ego, seguito dall’ennesima transazione che difficilmente riempirà certi vuoti.

Quando invece si prova a mettere davvero in discussione qualcosa, la strategia per screditare il tentativo è sempre la stessa: dare del figlio dei fiori, schernire, semplificare, giudicare.

   
A essere sinceri, non è neppure troppo difficile. Ogni spazio nuovo, dopo essere stato aperto e modellato dai pionieri, finisce per attirare avventurieri, avvoltoi e imbecilli. Se c’è qualcosa di davvero democratico e trasversale è l’imbecillità, seguita a ruota dall’avidità. Per questo entro sempre con una certa cautela in questi ambienti. Con il timore che, alla fine, possano fare alla causa più danni che benefici. Da giovane ero molto attratto dalla cultura alternativa, nelle sue forme più colorate, artistiche ed esotiche. Probabilmente non sarei mai arrivato a fare ciò che faccio oggi senza quella propensione. Ma, prima o poi, serve anche il rigore. Altrimenti finisce tutto a tarallucci, vino e qualche teoria quantistica che colmi i vuoti esistenziali.

   

Ed è proprio qui che diventiamo vulnerabili. Un cretino perfettamente allineato al pensiero dominante viene tollerato. Talvolta persino incoraggiato: segue lo status quo con lo zelo di un tifoso e non disturba il conducente. Un cretino alternativo, invece, è doppiamente pericoloso. È la mela marcia che permette di screditare l’intero cesto. Mette sullo stesso piano l’Area 51, rimedi miracolosi privi di qualsiasi evidenza e una fantapolitica capace di far rivoltare nella tomba il povero Asimov. Ne basta uno perché tutte le persone che cercano seriamente di vivere meglio e correggere alcune storture del sistema vengano liquidate come cialtroni. Il confronto non avviene più sul piano delle idee, ma su quello del disprezzo. Greta ha torto perché ha la faccia imbronciata, non per ciò che dice. Scacco matto. Il pianeta può attendere.

Con questo elegante bagaglio di dubbi e pregiudizi ho varcato la porta del Macrolibrarsi Fest. Con il timore di ritrovarmi in un recinto rassicurante, colorato e perfettamente innocuo. E invece no. A volte sono disilluso, ma non mi nego la possibilità di ricredermi. Questa volta ho fatto bene. Dopo anni trascorsi nella trincea tecnicista, a difendere e dimostrare le prestazioni dei materiali e dei sistemi della bioedilizia, ogni tanto è necessario uscire allo scoperto. Lasciarsi accogliere da persone che, seguendo strade molto diverse, sono arrivate a Cesena animate dallo stesso desiderio: cercare un modo più sensato di stare al mondo.

   

A volte ce ne dimentichiamo, sepolti dalle incombenze burocratiche. Abbiamo digitalizzato tutto. Disponiamo di archivi sconfinati, procedure informatizzate e intelligenze artificiali. Eppure dedichiamo alla burocrazia più tempo di trent’anni fa. Senza che questo abbia risolto i grandi problemi strutturali, la truffa o l’evasione. Un capolavoro di efficienza, a modo suo. A Cesena, per una volta, niente CAM, valori lambda, certificati di resistenza al fuoco o rapporti di prova acustici. Non perché non siano importanti. Lo sono, e continueremo a occuparcene con il necessario rigore. Ma un certificato non esaurisce il rapporto con la materia.

   
La materia va anche toccata, annusata, lavorata. Bisogna metterci le mani, provare, praticare, sbagliare. Ascoltarla con i sensi, oltre che misurarla con le norme. Lo stand costruito da Emanuele, Marco, Giovanni e Claudio raccontava proprio questo. Non era soltanto una bella scenografia, ma un luogo nel quale materiali, competenze e persone riuscivano finalmente a incontrarsi. Ho percepito una bella energia, una qualità generale che mi ha rincuorato e, soprattutto, un lato umano che nella nostra quotidianità professionale rischia spesso di rimanere nascosto dietro una scheda tecnica.

   

Alla fine ero felice. Parola abbastanza rara da non aver bisogno di altri aggettivi.

   

Forse non abbiamo bisogno del permesso di essere diversi. Abbiamo bisogno di concederci il diritto di cercare alternative reali, sottoporle alla prova dei fatti e, quando funzionano, farle diventare normali. A Cesena, per un giorno, mi è sembrato possibile.
Alla prossima edizione.
   

 

arch. Matteo Bignozzi