Workshop terra cruda a Case Carlet
Mondi perduti e mondi ritrovati
Ogni tanto la vita ti sorprende; ti restituisce atmosfere che credevi perdute, ma senza nostalgia. In chiave contemporanea, con la grazia sobria delle cose senza tempo. La progettazione edilizia, oggi, è fatta di burocrazia. Troppa. Moduli, pratiche, allegati, verifiche, relazioni, dichiarazioni, controdichiarazioni.
Cito Von Braun: Possiamo sconfiggere la gravità, ma la mole di scartoffie è crudele.
Ecco perché tornare, per una giornata intera, a pratiche davvero terra-terra è stato un piccolo privilegio. E mi si perdoni il gioco di parole, inevitabile come l’argilla sulle mani. Niente carte, niente moduli, niente sovrastrutture. Solo materia, esperienza, attenzione e piacere del fare.
A Case Carlet, insieme a Isabella Breda, abbiamo accompagnato i partecipanti in un percorso dentro l’intonaco in terra cruda: non come immagine romantica del passato, ma come tecnica viva, concreta, precisa. La terra va guardata, toccata, frantumata, setacciata. Va capita. Una miscela non deve essere né troppo grassa né troppo magra; deve avere equilibrio, struttura, carattere. Poi arrivano le fibre naturali, che rinforzano e decorano; la paglia, le sabbie, le argille raccolte in situ, dal Piemonte al Veneto, con l’apporto di sabbie di cave vicine o del Po.
Con noi c’era anche Silvia Fracassi, curatrice del workshop, che non si è limitata a tenere insieme il programma: ha partecipato alla giornata con la stessa attenzione concreta del gruppo, dentro il lavoro, dentro la materia, senza restare sulla soglia.
Una goduria che non provavo da anni. Mi ha riportato agli anni Novanta, quando lavoravo con Anntraud; un tempo in cui il sapere passava ancora molto dalle mani.
La cornice, poi, ha fatto il resto. Case Carlet appare così: giri l’angolo, imbocchi una stradina sterrata di campagna e ti lasci sorprendere. C’è una dimensione quasi onirica, bucolica, da cartone animato giapponese; qualcosa che sembra sospeso tra memoria rurale e incanto domestico. Ha piovuto, e forse è stata una fortuna. Con il sole, la bellezza del posto sarebbe stata quasi insostenibile.
La pioggia ci ha costretti a lavorare nel sottoportico della casa invece che in giardino. Ma, a pensarci bene, è stato meglio così. Più vicini, più raccolti, gomito a gomito, impastando e provando, un po’ infreddoliti dai giorni dei Santi del Ghiaccio. Il lavoro fisico scalda, ma fino a un certo punto; per il resto servono le persone.
E le persone c’erano. Un gruppo attento, curioso, generoso. Di quelli con cui lavorare è davvero un privilegio.
Nel frattempo Marta, Francesca e le ospiti di Case Carlet ci hanno accolti e riscaldati con tisane, spuntini e una cura discreta, mai cerimoniosa. Durante la pausa pranzo ci siamo raccolti in una sala riscaldata da una cucina economica a legna.
Gioia. Non trovo una parola più precisa.
Nel pomeriggio abbiamo poi lavorato con le argille Claytec, per verificare la differenza tra una miscela preparata a partire dalla materia prima e un prodotto già pronto all’uso. La sostanza è semplice: l’intonaco fatto partendo dalla terra raccolta, scelta e formulata ha il fascino assoluto delle cose nate lì, in quel momento, con quella mano e quella sensibilità. Ma non sempre il cantiere contemporaneo concede il lusso del tempo, della ricerca e della sperimentazione. In questi casi, un prodotto pronto, ben formulato, affidabile e coerente permette di portare la terra cruda dentro l’edilizia reale, senza trasformarla in esercizio poetico per pochi iniziati.
Che poi è il punto.
La terra cruda non è folclore. Non è scenografia per architetti in crisi di autenticità. È un materiale tecnico, espressivo, igroscopico, profondamente intelligente. Regola, assorbe, restituisce, respira; e quando viene lavorata bene, porta negli interni una qualità difficile da spiegare con una scheda tecnica, ma facilissima da percepire.
A Case Carlet, per un giorno, abbiamo fatto questo: siamo tornati alla materia, senza arretrare di un millimetro rispetto alla contemporaneità. Anzi. L’abbiamo presa di petto.
arch. Matteo Bignozzi